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19.06.2008 - Annullamento degli avvisi di classamento immobiliare.Sentenza CTP Napoli n.433.17.08

Il problema del riclassamento delle unità immobiliari trova mutevoli soluzioni a seconda delle modalità di accertamento utilizzate dagli uffici tecnici erariali. Mentre sembra lasciare poche possibilità al contribuente l’accertamento analitico e sostanziale delle caratteristiche della singola unità immobiliare – modalità a dire il vero poco utilizzata dall’UTE tranne che in caso di immobile avente caratteristiche particolari – restano aperte ampie possibilità d’impugnativa relativamente agli avvisi notificati dall’Agenzia del Territorio, su presupposti generici e privi di motivazioni concrete. Un caso esemplificativo è quello che interessa il Comune di Napoli.

L’Ente territorialmente preposto ai riclassamenti immobiliari, avendo diviso la città in zone con determinate caratteristiche di urbanizzazione, ha provveduto dal 2006 alla notifica ‘a tappeto’ di avvisi di classamento ritenendo, in base ad esigenze ‘perequative’ di dover rimodulare il valore degli immobili.

Orbene, pur non esasperando il conflitto tra le parti in virtù della ragionevolezza o meno delle esigenze perequative mostrate dalla P.A. (laddove, in alcuni casi davvero la rendita catastale e la classe attribuita ad un unità immobiliare poteva apparire eccessivamente ridotta rispetto al suo effettivo valore), va sottolineato come il modus operandi determinato dall’Agenzia del Territorio non sta riscontrando particolare successo nelle decisioni e nell’interpretazione delle Commissioni Tributarie adite dai contribuenti. Sul punto si potrà notare da un breve consulto giurisprudenziale presso la Commissione Tributaria Provinciale di Napoli come i vari collegi ‘puntino il dito’ prima che sull’opportunità  di aumentare il classamento di unità immobiliari, proprio sulla metologia adottata dalla P.A. nella compilazione dell’atto notificato per lo scopo al contribuente.

L’avviso di classamento viene tacciato, a giusta ragione, di genericità ed indeterminatezza, che lo rendono annullabile in base alla violazione dell’art.7 dello ‘Statuto del Contribuente’. Viene contestata l’incompletezza dell’atto dal momento che, alla luce della richiamata normativa, secondo i giudici tributari, dovrebbero essere allegati  non soltanto gli atti ai quali l’Amministrazione fa riferimento nel suo accertamento, ma anche in quella parte in cu impone l’obbligo della motivazione in ordine al presupposto di fatto del provvedimento’. Ora, sebbene sia di difficile interpretazione comprendere quali siano gli atti da dover allegare all’avviso di classamento (forse i verbali della commissione tecnica territorialmente competente all’accertamento?) sembra che l’orientamento che si va affermando imponga che l’A.T. indichi i parametri di zona in base a cui ritiene di dover riclassare il singolo immobile.

Ma anche tale assunto, probabilmente, è paradossale, dal momento che, nel caso specifico della città di Napoli (lo stesso fenomeno ha interessato altre metropoli italiane) il classamento ‘a tappeto’ e contemporaneo porterebbe a dover esporre nei singoli avvisi dati e parametri di riferimento nuovi e in molti casi, comunque, in corso di contestazione e non certo opponibili come consolidati.

Sarebbe invece interessante – e su questo l’orientamento è certamente condivisibile – che ogni avviso di classamento riporti delle motivazioni specifiche che possano realmente far comprendere all’intimato i motivi sostanziali di una riclassificazione del proprio immobile. Del resto, non è giustificabile un classamento astratto per il solo motivo che vede nei grossi centri urbani una impossibilità sostanziale da parte dell’A.T. di esaminare ogni singolo caso, dal momento che nel ‘calderone’ si potrebbero trovare a ‘bollire’ degli immobili che restano da anni, decenni nelle medesime condizioni. Si pensi a zone territoriali che usufruiscono da sempre dei medesimi accessi alle arterie di collegamento extraurbano e nelle quali manchi una degna riqualificazione urbana.

L’A.T. non potrà trincerarsi dietro l’ovvietà dei propri accertamenti in cui non vengono fornite motivazioni specifiche che per la loro indeterminatezza sono di difficile comprensione ed interpretazione da parte dei contribuenti.

Ad ogni modo, preme con fermezza sottolineare l’importanza dell’orientamento manifestato dalla sentenza in commento soprattutto perchè la stessa presta il fianco a rinvigorire l’importanza dello Statuto del Contribuente (Legge n.212/2000) troppe volte considerato una normativa di minore importanza rispetto alla Legge n.241/1990 applicabile al rapporto tra il cittadino e la P.A.

La rilevanza che viene data alla normativa quadro a tutela del contribuente, infatti, potrà essere di buon auspicio per ogni Giudice Tributario e per ogni ‘utente’ delle Commissioni, laddove dovesse imperneare una discussione e la conseguenziale decisione sull’osservanza ovvero sulla violazione dello Statuto, circostanza che troppe volte, nel corso degli anni è passata in secondo piano.

                                               (avv. Enrico Maria Buonfantino)